mercoledì 17 febbraio 2021

Blocco

La legatura del libro precede la fondazione della città solo di un attimo. In questa, le strade, se la colla non tiene, conducono in luoghi imprecisati e non prevedibili, che dell’originale conservano forse soltanto l’immagine acustica o l’odore, o qualcuno dei dettagli più evidenti. In una città così, siamo sicuri di non arrivare mai in nessun luogo, paghi soltanto di quelle impressioni, rifugiandosi (nel caso la sopportazione giunga al limite) in qualche abbraccio consolatorio con occasionali passanti. Ma se la legatura del libro è stabile e sicura, anche la città lo è, e acquista con quella operazione i nomi e i luoghi che ogni città detiene stabilmente, i punti di riferimento che formano il reticolo che soggiace al tutto: proprio come i fili reggono i sedicesimi del libro, così la città si regge su quei deboli nomi che la rendono solida.
È difficile, guardando il libro, pensare anche alla città: esso è massiccio, composto di blocchi numerati, stampati su carta rosso vino con inchiostro nero, scarsamente leggibile eppure ambìto come possesso e come oggetto da portare in giro. Ma la città è più importante di quelle pagine, nonostante esse siano ben rilegate, con cura certosina. Il libro è stabile e solido proprio come la città, nonostante il volume, che ora acquista la possibilità di essere abitata dalle genti. Da me, almeno.

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