mercoledì 14 aprile 2021

L'impossibilità

Le circostanze mutano così aspramente, e all’improvviso, senza nessun avvertimento anche mal interpretato, senza un prodromo o un’incipienza ma d’un tratto senza avvisaglie, che ci si può ritrovare in pellegrinaggio come dei dispersi che marciano chilometri nel deserto in vista di qualcosa che ancora non si vede né si sente ma si sa, camminando instancabilmente frammischiati a povere genti, ridotti a povera gente anche noi anche questo per non chiariti accadimenti, domandandoci che cosa di quel che eravamo ci è rimasto attaccato addosso e che cosa se ne è invece irrimediabilmente andato tanto che non saremo più noi in futuro – discorsi monotoni che ben si adattano alla monotonia del deserto, luogo privo di piedistallo.
Un avvocato, qualcuno che patrocini la nostra causa – questa è la meta: siamo poveri, sporchi, ma ognuno di noi crede di essere differente dal resto, ed è questo ciò che ci mantiene in vita. Per il fatto di trovarmi qui, dovevo necessariamente aver sofferto in un gran numero di modi, tutti stati degradanti; eppure nulla, in queste sofferenze, indicava che io davvero avessi imparato qualcosa. Per me, non era che un’ennesima distrazione, una cosa che non tocca ossa e nervi, corrodendoli.
Fra questi compagni di sventura, tutti estranei, può capitare anzi di trovare vecchie conoscenze, come è accaduto a me: in quella massa di pellegrini ritrovai qualcuno di a me molto caro. Era stata una maestra, un tempo era ricca e viveva negli agi e nella bellezza. Non seppi che dirle, così mi affidai all’istinto, cosa davvero poco saggia perché ci si trova a permanere in strati piuttosto infimi. Là in basso, ci si arrangia in modo non proprio piacevole, facendo tesoro di ogni scarto e di ogni necessità, cercando di ingannare la realtà con succedanei, tirando avanti per qualche attimo di sollievo, sempre relativo. L’igiene personale, ad esempio, e il cibo anche, lasciano molto a desiderare, e per chi era una bellezza raffinata come la mia conoscente era davvero un disagio dover sottostare a quella sporcizia. Ma lei, nonostante il decadimento, era sempre bella. Si lamentava raramente, ma una volta che le sfuggì un lamento, glielo dissi: tu sei ancora bella.
Non era una cosa da dire: eravamo alla ricerca di qualcosa di superiore, che non sapevamo intelligere ma che di certo ci avrebbe tratto da quella sgradevole situazione, piena di difetti. I discorsi che le facevo per intrattenerla somigliavano molto a quelli di un tempo, quando la corteggiavo senza riuscire a fare breccia in lei. Corteggiare è una parola impegnativa, che non corrisponde del tutto a quello che io facevo: cercavo di divertirla, ingenuamente perché ero ingenuo e speravo che avrebbe ceduto per simpatia al mio desiderio. Non sapevo ancora che il desiderio altrui va stanato con una lotta all’ultimo sangue: per me, era tutto lì nell’attimo, non pensavo certo al dopo. Andare a letto per me aveva un altro significato, e non sapevo che quel letto era la meta da conquistare con una strenua lotta fatta di sottili astuzie, trabocchetti e forza bruta. Dicevo cose sciocche per farla ridere e ridere anch’io con lei.
Rincontrandola dopo anni, capii quanto inadeguato fosse stato il mio dire, e quanto sciocche dovevano suonare le mie parole in quel disagio; non sapevo dirle nulla che la strappasse via da lì.
A un momento squillò il telefono, lei andò nell’altra stanza a rispondere. Io mi volsi alle stelle che stavano spuntando in cielo, e dissi: Eppure, è ancora come una volta, ed ero contento che mi venisse data una seconda opportunità. Lei al telefono sussurrava: Amore… amore, vienimi a salvare. Allora, ancora esisteva l’amore e chi era in grado di provarlo profondamente. Io pensavo che le circostanze avessero livellato ogni differenza così da limitare qualsiasi iniziativa personale; io credevo che le cose fossero arrivate a tal punto che un tale slancio non dovesse più esistere. Nemmeno in quella distretta sarei riuscito ad affrontare la profondità della cosa, l’intensità del sentimento. Il mio comportamento implicitamente chiedeva una cosa pur sapendo che le condizioni iniziali erano mutate a tal punto che quella cosa non era più possibile ottenere, eppure la chiedevo lo stesso credendo che la si potesse avere. Non avevo capito che non si poteva più, non l’avrei mai capito. 

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