Le circostanze mutano così aspramente, e
all’improvviso, senza nessun avvertimento anche mal interpretato, senza un
prodromo o un’incipienza ma d’un tratto senza avvisaglie, che ci si può
ritrovare in pellegrinaggio come dei dispersi che marciano chilometri nel
deserto in vista di qualcosa che ancora non si vede né si sente ma si sa,
camminando instancabilmente frammischiati a povere genti, ridotti a povera
gente anche noi anche questo per non chiariti accadimenti, domandandoci che
cosa di quel che eravamo ci è rimasto attaccato addosso e che cosa se ne è
invece irrimediabilmente andato tanto che non saremo più noi in futuro –
discorsi monotoni che ben si adattano alla monotonia del deserto, luogo privo
di piedistallo.
Un avvocato, qualcuno che patrocini la nostra causa –
questa è la meta: siamo poveri, sporchi, ma ognuno di noi crede di essere
differente dal resto, ed è questo ciò che ci mantiene in vita. Per il fatto di
trovarmi qui, dovevo necessariamente aver sofferto in un gran numero di modi, tutti
stati degradanti; eppure nulla, in queste sofferenze, indicava che io davvero
avessi imparato qualcosa. Per me, non era che un’ennesima distrazione, una cosa
che non tocca ossa e nervi, corrodendoli.
Fra questi compagni di sventura, tutti estranei, può
capitare anzi di trovare vecchie conoscenze, come è accaduto a me: in quella
massa di pellegrini ritrovai qualcuno di a me molto caro. Era stata una
maestra, un tempo era ricca e viveva negli agi e nella bellezza. Non seppi che
dirle, così mi affidai all’istinto, cosa davvero poco saggia perché ci si trova
a permanere in strati piuttosto infimi. Là in basso, ci si arrangia in modo non
proprio piacevole, facendo tesoro di ogni scarto e di ogni necessità, cercando
di ingannare la realtà con succedanei, tirando avanti per qualche attimo di
sollievo, sempre relativo. L’igiene personale, ad esempio, e il cibo anche,
lasciano molto a desiderare, e per chi era una bellezza raffinata come la mia
conoscente era davvero un disagio dover sottostare a quella sporcizia. Ma lei,
nonostante il decadimento, era sempre bella. Si lamentava raramente, ma una
volta che le sfuggì un lamento, glielo dissi: tu sei ancora bella.
Non era una cosa da dire: eravamo alla ricerca di
qualcosa di superiore, che non sapevamo intelligere ma che di certo ci avrebbe
tratto da quella sgradevole situazione, piena di difetti. I discorsi che le
facevo per intrattenerla somigliavano molto a quelli di un tempo, quando la
corteggiavo senza riuscire a fare breccia in lei. Corteggiare è una parola impegnativa,
che non corrisponde del tutto a quello che io facevo: cercavo di divertirla,
ingenuamente perché ero ingenuo e speravo che avrebbe ceduto per simpatia al
mio desiderio. Non sapevo ancora che il desiderio altrui va stanato con una
lotta all’ultimo sangue: per me, era tutto lì nell’attimo, non pensavo certo al
dopo. Andare a letto per me aveva un altro significato, e non sapevo che quel
letto era la meta da conquistare con una strenua lotta fatta di sottili
astuzie, trabocchetti e forza bruta. Dicevo cose sciocche per farla ridere e
ridere anch’io con lei.
Rincontrandola dopo anni, capii quanto inadeguato
fosse stato il mio dire, e quanto sciocche dovevano suonare le mie parole in
quel disagio; non sapevo dirle nulla che la strappasse via da lì.
A un momento squillò il telefono, lei andò nell’altra
stanza a rispondere. Io mi volsi alle stelle che stavano spuntando in cielo, e
dissi: Eppure, è ancora come una volta, ed ero contento che mi venisse data una
seconda opportunità. Lei al telefono sussurrava: Amore… amore, vienimi a
salvare. Allora, ancora esisteva l’amore e chi era in grado di provarlo
profondamente. Io pensavo che le circostanze avessero livellato ogni differenza
così da limitare qualsiasi iniziativa personale; io credevo che le cose fossero
arrivate a tal punto che un tale slancio non dovesse più esistere. Nemmeno in
quella distretta sarei riuscito ad affrontare la profondità della cosa,
l’intensità del sentimento. Il mio comportamento implicitamente chiedeva una cosa
pur sapendo che le condizioni iniziali erano mutate a tal punto che quella cosa
non era più possibile ottenere, eppure la chiedevo lo stesso credendo che la si
potesse avere. Non avevo capito che non si poteva più, non l’avrei mai capito.
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