mercoledì 28 luglio 2021

Strindberg on the beach

Le due ragazze cieche e malate sono sedute al banco del bar da un’ora e sono appena arrivate. Si sentono fuori posto ma sono determinate ad andare fino in fondo: vogliamo guarire, siamo qui per questo, dicono. Ci vorrebbe per loro un ausilio, un orizzonte che renda più facile il soggiorno qui in città, un luogo di villeggiatura, quindi un porto che offra molte occasioni a due ragazze, ancorché cieche e malate, e anzi per questo molto più desiderose di vita.
Una parola di, mettiamo, otto lettere, variamente raggruppandole in ordine e numero ogni volta diverso permette di identificare i luoghi e le ore. La prime tre lettere, ad esempio, potrebbero identificare l’albergo; la prima, la terza, la quinta e l’ultima, ma in ordine inverso, potrebbero designare l’ospedale; le ultime tre, poi, in un ordine scambiato, potrebbero significare bar, proprio come questo in cui sono sedute le due. Un’unica parola da tenere a mente, e sopra d’essa un disegno numerico che rappresenti i raggruppamenti possibili con cui formare parole di significato inequivocabile. Ecco il signor Strindberg che arriva a passo rapido attraversando la piazzetta vicino ai campi sportivi. -Ma è proprio lei? -. Allarga le braccia, l’ometto basso, calvo alla sommità del cranio, i capelli lunghi sulle spalle che lo fanno assomigliare a un chierico malaticcio, o a un folle spensierato. Guarda con occhio sorridente attraverso gli occhialini, mentre gli spieghiamo tutta la faccenda. Pare contento, ma più contente saranno le due ragazze: una di loro potrà finalmente vestirsi senza che il corpo nudo si mostri attraverso le pieghe dell’abito. Cosa non conveniente, del resto, ed è pure una contraddizione. 

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