Ludwig Wittgenstein dice, tra sé: Non posso più stare
qui e continuare a insegnare come se niente fosse. Qualcosa è senz’altro
accaduto. Debbo allontanarmi per porre a verifica quanto io so, e se lo sappia
davvero; un metodo efficace per provarlo è andar via, partire per un luogo
indeciso. L’importante è pur sempre il camminare lungo una retta via. Ma cosa
porterò con me? Libri di certo, ma soltanto quelli che io potrò leggere
agevolmente nelle pause del viaggio, per poi mentalmente ripetermeli a me stesso
mentre vado. A ben guardare, non c’è nemmeno bisogno che io li porti con me.
Molti di questi libri li so già a memoria. Porterò solo quelli che ricordo
bene, così potrò lasciarli qui e trasportare soltanto il loro contenuto,
mentalmente. E gli oggetti, quali oggetti? Quelli che mi servono davvero,
quelli utili a fare il punto ogni volta. E a chi mi chiederà, risponderò
soltanto con il sapere che ho imparato ad adoperare, non con teorie astratte.
E la lunghezza, la strada, che sarà? Saranno dei
passi, numerabili, sperimentabili. Ogni duemila – no: ogni due milioni di passi
mi fermerò obbligandomi a fare il punto. Come farlo, quel punto? Forse,
fermandomi in mezzo alla via, di traverso, che sto percorrendo, gli occhi fissi
al nastro grigio per poi alzarli, e annotare punto per punto quello che
incontro con gli occhi, via via e di punto in punto, senza saltare nulla,
costringendomi a identificare quello che si vede, nominandone l’uso.
Soprattutto, distratto mai, ma con gli occhi sempre su quelle cose mentali senza
deviare nemmeno di un millimetro o di un passo, di qualsiasi lunghezza si
voglia. Nel lungo viaggio, saranno gli occhi e non gli oggetti a tenermi saldo
in piedi. Questo sarà un modo efficacissimo di fare il punto: e ogni punto,
confrontarlo con il sapere, per vedere se regge. Quindi, porterò con me solo
quelle cose che mi aiuteranno nell’ignoto a fare il punto.
E cosa insegnerò all’uomo? Solo quello che anch’io so
e posso ripetere a me, niente libri né indici a segnare le cose, niente tabelle
a cui richiamarsi. Solo quello che mi è rimasto in testa, senza occuparmi
dell’orpello o della veste da camera: non ci saranno più camere né fornelli di
pipa da accendere o ravvivare, non più poltrone e discorsi davanti al
caminetto, non più la finestra a Cambridge, ma solo una via, un nastro grigio
che si snoda di due milioni in due milioni di passi – Quanti saranno, mille
chilometri, forse? Saranno quel che è, è ora di andare. Non ci sono istruzioni,
né campioni, né sagome con cui identificare i fatti, solo questa mente piena
come un diamante; e solo con essa io potrò, senza essere distratto dalla catena
infinita di ragioni e di passi, passando da luogo a luogo, ad infinitum,
arrivare alla fine del viaggio.
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