mercoledì 21 luglio 2021

Ad infinitum

Ludwig Wittgenstein dice, tra sé: Non posso più stare qui e continuare a insegnare come se niente fosse. Qualcosa è senz’altro accaduto. Debbo allontanarmi per porre a verifica quanto io so, e se lo sappia davvero; un metodo efficace per provarlo è andar via, partire per un luogo indeciso. L’importante è pur sempre il camminare lungo una retta via. Ma cosa porterò con me? Libri di certo, ma soltanto quelli che io potrò leggere agevolmente nelle pause del viaggio, per poi mentalmente ripetermeli a me stesso mentre vado. A ben guardare, non c’è nemmeno bisogno che io li porti con me. Molti di questi libri li so già a memoria. Porterò solo quelli che ricordo bene, così potrò lasciarli qui e trasportare soltanto il loro contenuto, mentalmente. E gli oggetti, quali oggetti? Quelli che mi servono davvero, quelli utili a fare il punto ogni volta. E a chi mi chiederà, risponderò soltanto con il sapere che ho imparato ad adoperare, non con teorie astratte.
E la lunghezza, la strada, che sarà? Saranno dei passi, numerabili, sperimentabili. Ogni duemila – no: ogni due milioni di passi mi fermerò obbligandomi a fare il punto. Come farlo, quel punto? Forse, fermandomi in mezzo alla via, di traverso, che sto percorrendo, gli occhi fissi al nastro grigio per poi alzarli, e annotare punto per punto quello che incontro con gli occhi, via via e di punto in punto, senza saltare nulla, costringendomi a identificare quello che si vede, nominandone l’uso. Soprattutto, distratto mai, ma con gli occhi sempre su quelle cose mentali senza deviare nemmeno di un millimetro o di un passo, di qualsiasi lunghezza si voglia. Nel lungo viaggio, saranno gli occhi e non gli oggetti a tenermi saldo in piedi. Questo sarà un modo efficacissimo di fare il punto: e ogni punto, confrontarlo con il sapere, per vedere se regge. Quindi, porterò con me solo quelle cose che mi aiuteranno nell’ignoto a fare il punto.
E cosa insegnerò all’uomo? Solo quello che anch’io so e posso ripetere a me, niente libri né indici a segnare le cose, niente tabelle a cui richiamarsi. Solo quello che mi è rimasto in testa, senza occuparmi dell’orpello o della veste da camera: non ci saranno più camere né fornelli di pipa da accendere o ravvivare, non più poltrone e discorsi davanti al caminetto, non più la finestra a Cambridge, ma solo una via, un nastro grigio che si snoda di due milioni in due milioni di passi – Quanti saranno, mille chilometri, forse? Saranno quel che è, è ora di andare. Non ci sono istruzioni, né campioni, né sagome con cui identificare i fatti, solo questa mente piena come un diamante; e solo con essa io potrò, senza essere distratto dalla catena infinita di ragioni e di passi, passando da luogo a luogo, ad infinitum, arrivare alla fine del viaggio. 

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