mercoledì 30 agosto 2017

Amanti

Per capire di cosa si sta parlando, e quindi per iniziare il tracciato, si deve esser lesti nell’assegnare le parti e dire: questo è quello, quello è questo; e bisogna deciderlo in fretta, pena il non capirci più nulla. Qui si tratta di una giovane madre, che dopo la scomparsa del marito decide di rifarsi un amore, una donna, di cui continuamente parla, affermandone la bellezza, di come è stata catturata da questa avvenenza - i discorsi, nell’assenza di lei, ruotano attorno a questo.
Un antico sapore le si è risvegliato in bocca e fa desiderare, sentendo tutto presente, d’un’evidenza schiacciante; è in questo desiderio che s’annida la speranza della giovane madre quando si mette a magnificare le qualità della sua amata, di some i fianchi disegnino un profilo perfetto, ricolmo di desiderio, di quelli che fa sempre più desiderare perché rinnova quel sapore nella bocca, un gusto di fresco che mai avrebbe sperato di risentire, quel sapore insapore che cancella del tutto i grevi umori del corpo.
Il figlio, non riuscendo a capire, orbita attorno alla gonna materna nel tentativo di decifrare i pizzi multicolori che la adornano, della cui veduta egli mai si stanca. Il figlio guarda, rielabora la propria visione delle cose, visione che credeva stabilita una volta per tutte e per tutta la vita, attraverso gli occhi della madre, e dice: se lei ha fatto così, perché a me dovrebbe essere precluso? E già s’immagina imbarcato in vicende amorose, vicende di cui non sa nulla, di cui non conosce l’interiore architettura. Egli non sa nulla e già si crede capace di tutto. Si gingilla girando intorno ai multicolori tessuti della sottana di sua madre, credendo si scovare in quei disegni, nella disposizione di sfumature, la risposta ad una assillante domanda; Perché proprio lei? - si dice, non specificando se si riferisce all’una o all’altra. È confuso, il bambino, tanto che non sa trovare la propria morte, quella morte che va al posto suo quando tutto il resto è in ordine, quella morte che non si può sperimentare se s’ignorano le correnti che ci spinsero nel punto in cui siamo. Meglio per lui orbitare sotto l’ampia chioma a ombrello, mentre dai rami disposti a ventaglio piovono grati succhi sonniferi che ottundono i sensi e l’ardire.
Egli non riconosce l’oggetto quando alla prima volta glielo fecero vedere. Come con tutti, gli furono presentate le cose che avrebbero dovuto fare parte della sua intelligenza; quando passò la più importante era distratto, e fu ugualmente distratto quando gliela ripassarono davanti agli occhi. - Che cosa straordinaria, ripararsi all’ombra dell’ombrello; perché mai fare attenzione a simili cose? -, si disse, ed è questo il motivo della sua permanenza.
A lui mancano dei pezzi, per funzionare, anzi: solo uno, soltanto un incastro con cui addentellarsi al mondo, solo un attacco affinché il suo ingranaggio ruoti come il resto. Egli non lo possiede proprio per quella distrazione originale, e per quel motivo non comprende né capisce e non gira a tempo. Non sa che di quest’ampia chioma, sotto la quale trova rifugio, un’ombra che non sa nemmeno come chiamare; e si domanda come sopravvivere se la pioggia di polline, una pioggia vischiosa che irrita le mucose e gli occhi, cesserà di nutrirlo e accoglierlo. Si preoccupa, sicuro, ma non così tanto da essere distolto dalla contemplazione ombrosa di questo mondo a metà.
Io che li ho creati, madre e figlio, vedo bene che il loro dire è falso, ma non so se mi fa più male saperlo così bene o vederli errare malamente, senza costrutto.

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