mercoledì 16 agosto 2017

Il gesto più semplice

Avendo a disposizione dell’inchiostro, quali linee si traccerebbero sul corpo dell’Altro per renderlo accettabile - divorabile? Ovvero: come avvicinare il pennello al corpo altrui, come toccarlo per la prima volta, per tracciare il primo segno. In quale punto, in quale modo procedere, in che modo avvicinarsi per farglielo capire, a quel corpo, che dev’essere tracciato, separato - anche mentalmente. Come reagirà la mente a una tale idea? Fuggirà? Accetterà?
Il pennello si intinge nell’inchiostro con l’idea di tracciare una linea si quel corpo, la prima linea di suddivisione, ma quest’idea già lo turba: come si avvicinerà? Dall’alto, sicuramente, ma con quale pensiero supererà lo spazio che lo divide dal punto in cui la linea inizierà, punto che appartiene all’Altro, ed è per questo impensabile - non si sa. Intanto, riempie la mente con il concetto di linea, con quell’idea di tracciamento; ma questo pensiero rende il corpo dell’Altro ancora più distante, più lontano. Sembra quasi che, a questo punto del ragionamento, quella distanza sia invalicabile. Eppure, l’unica maniera che egli ha per conquistare quel corpo è tracciarlo, suddividendolo con linee. È una mappa, si dice fra sé il Gemello, nient’altro che un tracciato, una guida, un rendere esplicito ciò che è implicito, e che quindi si trova già in quel corpo, sulla superficie. Non deve far altro che pensare fortemente a questo, e la linea si traccerà da sé.

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