mercoledì 10 gennaio 2018

La sovrapposizione

Gli eventi, che descrivono questa storia, non sono scelti a caso, ritagliati dallo svolgimento delle cose come punti in grado di disegnare una curva che quell’andamento descriva - è tutt’altro.
Coricandosi, egli vide riflesse nel vetro accanto al letto delle mani, accanto alle sue, mani che fanno strani segni, disegnando alcune figure in aria, come se volessero dire qualcosa. - Sono forse le mie mani, quelle? -, si chiese inquieto. Non corrispondono punto ai gesti che egli fa per riprova, per sincerarsi se quelle siano o no le sue mani. In quel momento, gli parve di sentire una voce che lo chiamava; più che una voce un’impressione di voce, un’immaginazione di qualcuno che crede che una voce lo abbia chiamato nel buio. - Potrebbe essere importante -, si disse; quindi, si alzò e andò a vedere. Di là era buio, nulla ci si sente più. Se qualcuno avesse davvero bisogno di aiuto, si agiterebbe certo un bel po’ prima di abbandonare ogni speranza e tacere. Aprì tutte le porte chiuse: da dietro una di esse, una voce gli rispose che va tutto bene, che in un attimo sarà tutto finito, e che per questo può tornarsene a letto. - Ma è sicuro? -, chiese, per essere sicuro anch’egli. La voce dietro la porta, una voce maschile che gli parve di riconoscere, una che non è quella che ha gridato aiuto (ma l’avrà poi detto?), una voce maschile spazientita dall’indebita intrusione, non una voce femminile come quella che gli era parso di aver sentito, lo rassicura per l’ultima volta. Tornato in camera, vide nel letto quelle mani che aveva intravisto riflesse nello specchio: - Allora, non mi sono sbagliato -, disse; o forse sta di nuovo traguardando il letto dal vetro, e quelle mani sono ancora una volta le sue, riflesse da un gioco di luci che nel buio è inspiegabile? I fili che appartenevano alla trama del tempo sono stati tagliati e ricomposti in modo non conforme.
Essi sono come dischi di pasta, come quelli usati in pasticceria per comporre le torte. Non sono stati scelti casualmente come di solito accade, ma con l’intenzione precisa di narrare una storia al posto di un’altra, per deviare l’accidente da un punto sfavorevole a uno più propizio, apparendo così al massimo delle potenzialità. L’intera storia, nonostante l’apparenza, è viziata da questa intrusione; il giudizio che ne risulterà sarà deviato anch’esso, ma non nel modo in cui si distrae l’attenzione da una malefatta, in quel modo sbrigativo e scomposto, ma nel modo più preciso che si possa pensare, facendo assumere all’intera storia un carattere precisamente voluto, ideato e messo in scena mediante quelle sovrapposizioni di dischi, un carattere che è fuorviante rispetto alla verità vera. I fatti dipinti su quella specie di dischi sono ingannevoli, sebbene non siano fittizi: presi uno ad uno rappresentano fatti realmente accaduti, ma nell’insieme raffigurano uno svolgimento che non si rispecchia nella realtà. Il fuorviamento, se ancora di ciò si può parlare, è appositamente creato per dire qualcos’altro che non è vero e non potrà mai esserlo. Su ognuno di quei dischi, come su una quinta di teatro, è disegnato un paesaggio incompleto, parziale; tutte le quinte insieme formano un paesaggio completo, un paesaggio inverosimile, che però vi sta davanti agli occhi e che quindi appare come reale.
A osservarli così, gli eventi pare che si siano svolti in questo modo, ma la visione che da qui si apre è una visione falsa, una messa in scena di una prospettiva falsa sulla storia, che schiaccia i piani su un panorama appositamente creato da qualche intelligenza superiore e cattiva. Ogni singolo piano, preso a sé, è vero, risponde a verità senza destare sospetti, ma non ha rapporto né relazione con ciò che lo precede o lo segue: è quell’intelligenza che li ha messi insieme, cercando di provvedere a una mistificazione della storia. Essa ha capovolto gli eventi rovesciando il corso, inscenando il prima al posto del dopo, artefacendo le cause e gli effetti per piegarli al proprio volere, per meglio apparire dopo tutto.
La visione che si apre su ognuna di quelle fette di realtà è ingannevole, frutto di una malevolenza senza scrupoli né precedenti. Per fare un esempio, e per rendere il discorso più comprensibile, evitando parafrasi e sottintesi, si potrebbe dire: È  vero che è stato chiesto aiuto e che ella lo abbia portato, ma non in quest’ordine; le due cose, il fatto espresso dai due discorsi, non è mai accaduto, essendo ognuno dei due discorsi riferito ad altro, ad una cosa che nulla ha a che vedere con la cosa in questione; ma la sovrapposizione di quei due fatti eterogenei crea una nuova realtà, una realtà che però non è mai esistita se non in quel discorso fallace. Ora ci si domanda: chi può avere interesse a creare una così distorta visione delle cose? Si risponde: chiunque ne abbia la possibilità.
C’è una malvagità che fa spavento in questo modo di operare: si uniscono cose diverse allo scopo di mostrare se stessi nella migliore luce possibile. Malvagia e intelligente, paziente e d’ingegno perverso è colei che ha operato così. Per ritrovare il senso originale degli eventi descritti nei vari dischi si dovrebbe risalire la linea ed esaminare i fatti uno ad uno: solo così si scoprirebbe l’artefatto, l’arbitrarietà di quella successione. La mente ragionante che li ha posti in quel modo scomparirebbe con il dissolversi dell’inganno.

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