Gli
eventi, che descrivono questa storia, non sono scelti a caso, ritagliati dallo
svolgimento delle cose come punti in grado di disegnare una curva che
quell’andamento descriva - è tutt’altro.
Coricandosi,
egli vide riflesse nel vetro accanto al letto delle mani, accanto alle sue,
mani che fanno strani segni, disegnando alcune figure in aria, come se
volessero dire qualcosa. - Sono forse le mie mani, quelle? -, si chiese
inquieto. Non corrispondono punto ai gesti che egli fa per riprova, per
sincerarsi se quelle siano o no le sue mani. In quel momento, gli parve di
sentire una voce che lo chiamava; più che una voce un’impressione di voce,
un’immaginazione di qualcuno che crede che una voce lo abbia chiamato nel buio.
- Potrebbe essere importante -, si disse; quindi, si alzò e andò a vedere. Di
là era buio, nulla ci si sente più. Se qualcuno avesse davvero bisogno di
aiuto, si agiterebbe certo un bel po’ prima di abbandonare ogni speranza e
tacere. Aprì tutte le porte chiuse: da dietro una di esse, una voce gli rispose
che va tutto bene, che in un attimo sarà tutto finito, e che per questo può
tornarsene a letto. - Ma è sicuro? -, chiese, per essere sicuro anch’egli. La
voce dietro la porta, una voce maschile che gli parve di riconoscere, una che
non è quella che ha gridato aiuto (ma l’avrà poi detto?), una voce maschile
spazientita dall’indebita intrusione, non una voce femminile come quella che
gli era parso di aver sentito, lo rassicura per l’ultima volta. Tornato in
camera, vide nel letto quelle mani che aveva intravisto riflesse nello
specchio: - Allora, non mi sono sbagliato -, disse; o forse sta di nuovo
traguardando il letto dal vetro, e quelle mani sono ancora una volta le sue,
riflesse da un gioco di luci che nel buio è inspiegabile? I fili che appartenevano
alla trama del tempo sono stati tagliati e ricomposti in modo non conforme.
Essi
sono come dischi di pasta, come quelli usati in pasticceria per comporre le
torte. Non sono stati scelti casualmente come di solito accade, ma con
l’intenzione precisa di narrare una storia al posto di un’altra, per deviare
l’accidente da un punto sfavorevole a uno più propizio, apparendo così al
massimo delle potenzialità. L’intera storia, nonostante l’apparenza, è viziata
da questa intrusione; il giudizio che ne risulterà sarà deviato anch’esso, ma
non nel modo in cui si distrae l’attenzione da una malefatta, in quel modo
sbrigativo e scomposto, ma nel modo più preciso che si possa pensare, facendo
assumere all’intera storia un carattere precisamente voluto, ideato e messo in
scena mediante quelle sovrapposizioni di dischi, un carattere che è fuorviante
rispetto alla verità vera. I fatti dipinti su quella specie di dischi sono
ingannevoli, sebbene non siano fittizi: presi uno ad uno rappresentano fatti
realmente accaduti, ma nell’insieme raffigurano uno svolgimento che non si
rispecchia nella realtà. Il fuorviamento, se ancora di ciò si può parlare, è
appositamente creato per dire qualcos’altro che non è vero e non potrà mai
esserlo. Su ognuno di quei dischi, come su una quinta di teatro, è disegnato un
paesaggio incompleto, parziale; tutte le quinte insieme formano un paesaggio
completo, un paesaggio inverosimile, che però vi sta davanti agli occhi e che
quindi appare come reale.
A
osservarli così, gli eventi pare che si siano svolti in questo modo, ma la
visione che da qui si apre è una visione falsa, una messa in scena di una
prospettiva falsa sulla storia, che schiaccia i piani su un panorama
appositamente creato da qualche intelligenza superiore e cattiva. Ogni singolo
piano, preso a sé, è vero, risponde a verità senza destare sospetti, ma non ha
rapporto né relazione con ciò che lo precede o lo segue: è quell’intelligenza
che li ha messi insieme, cercando di provvedere a una mistificazione della
storia. Essa ha capovolto gli eventi rovesciando il corso, inscenando il prima
al posto del dopo, artefacendo le cause e gli effetti per piegarli al proprio
volere, per meglio apparire dopo tutto.
La
visione che si apre su ognuna di quelle fette di realtà è ingannevole, frutto
di una malevolenza senza scrupoli né precedenti. Per fare un esempio, e per
rendere il discorso più comprensibile, evitando parafrasi e sottintesi, si
potrebbe dire: È vero che è stato
chiesto aiuto e che ella lo abbia portato, ma non in quest’ordine; le due cose,
il fatto espresso dai due discorsi, non è mai accaduto, essendo ognuno dei due
discorsi riferito ad altro, ad una cosa che nulla ha a che vedere con la cosa
in questione; ma la sovrapposizione di quei due fatti eterogenei crea una nuova
realtà, una realtà che però non è mai esistita se non in quel discorso fallace.
Ora ci si domanda: chi può avere interesse a creare una così distorta visione
delle cose? Si risponde: chiunque ne abbia la possibilità.
C’è
una malvagità che fa spavento in questo modo di operare: si uniscono cose
diverse allo scopo di mostrare se stessi nella migliore luce possibile.
Malvagia e intelligente, paziente e d’ingegno perverso è colei che ha operato
così. Per ritrovare il senso originale degli eventi descritti nei vari dischi
si dovrebbe risalire la linea ed esaminare i fatti uno ad uno: solo così si
scoprirebbe l’artefatto, l’arbitrarietà di quella successione. La mente
ragionante che li ha posti in quel modo scomparirebbe con il dissolversi
dell’inganno.
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