mercoledì 16 maggio 2018

Il Castello


Cara,
Ti ho mai parlato del Castello? Dall’alto delle nostre terrazze, si vede bene che è costruito su un solido bastione, ma dalla spianata par che sorga dal mare. Scendiamo in spiaggia ormai solo per vederlo, e ogni volta è come la prima: ci turba e ci allieta, e per un attimo smettiamo di pensare. Ho detto spiaggia, ma tu lo sai bene che qui di spiagge non se ne trovano. È una lingua di terra sassosa e puntuta, da cui si accede al mare, un mare sempre tempestoso e agitato. Qui nella spiaggetta si è al sicuro, ma che pena non poter godere di quelle onde! Il mare sembra un tessuto che si gonfia e si ripiega, è uno spettacolo che non ci stanchiamo di osservare, e a lungo, ma che fa un po’ paura. Noi, come sai, non siamo punto abituati a queste cose.
Che pena dover riempire di coscienza ogni nostro gesto! Quaggiù non è come da noi, che le cose fluivano senza pensiero che le informasse, così, come una cosa naturale. Qui, invece, tutto deve annidarsi nel profondo, e non c’è senso interiore che sporchi ogni cosa, anche la più sciocca. Le cose, qui, sono pensate, tutte, e fino in fondo. Qui la coscienza non perdona. Non è come da noi, che ci permettiamo di fare ogni cosa senza il minimo sentire.
È vero che nel cambio abbiamo guadagnato la vista, che ci era sconosciuta, ed è proprio da questo nuovo senso che traiamo il maggior piacere, come con le onde tumultuose e il Castello che ne sorge. Tu mi dirai che sono illusioni, e io potrei anche darti ragione se solo tu avessi visto ciò che vedo io. Ma il concetto di vedere, di vedere qualcosa, è per te fuorviante, dato che non ne sai nulla - quindi, finisco qui questo discorso della vista, tu accetta le mie parole per quello che sono.
Cara, che altro dirti? Quando le onde si calmano un poco allora ci gettiamo in acqua, anche se solo per un momento. Temiamo sempre di essere presi di sorpresa, e che tutto ricominci. Sono acque fresche, di consistenza setosa, paiono fatte di tessuto trapuntato. Una barriera di scogli e un molo ci proteggono dalle onde più violente, e in quello specchio d’acqua relativamente tranquilla talvolta è possibile fare un bagno, ma non sempre. Ciò non elimina del tutto l’inconveniente del caldo e del sudore. Quando le cose diventano fastidiose da non poterle più sopportare, saliamo sulla spianata e passeggiamo un po’ avanti e indietro, godendoci la brezza e la visione del Castello che sorge dalle acque. Quando siamo stanchi, rientriamo e osserviamo tutto dalle terrazze.
Ti saluto e ti abbraccio,
Ludvica.

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