mercoledì 2 maggio 2018

L'angelo del focolare


Quell’insetto è l’Angelo del focolare: somiglierebbe a un uomo in miniatura, se solo fosse più formato, più consistente. È un abbozzo di  corpo, uno schizzo fatto in fretta e furia. I rapporti di forma e dimensione sono rispettati, ma i contorni che lo racchiudono sono elastici, modificabili a seconda del punto di osservazione e del pensiero. È un insetto, e come tale è molesto e irrequieto; si muove a scatti nella stanza vuota, adesso libera dall’ingombro dei mobili, già trasportati altrove, forse ancora da collocare.
Armati di una scopa si cerca di colpirlo. L’Angelo del focolare si sposta velocemente, evitando ogni mossa con mosse da gatto. Non è facile prenderlo, né è facile prevedere la piega che prenderà il suo muoversi. Pare affidato alle leggi del caso, che mutano l’organizzazione del suo corpo a ogni lancio: forse un essere al pari suo, come potrebbe essere un gatto, gatto di cui l’Angelo del focolare ricalca i gesti, potrebbe aver ragione di quel movimento insensato. Lo percotiamo cercando di eliminarlo, ma ci sfugge. Mutando la sua struttura esteriore egli muta la condizione entro cui la sua eliminazione sarebbe possibile, rendendola di fatto impossibile. Il cambiamento è così radicale che adesso è lui a condurre il gioco e trascinarci con la forza delle ali fuori dalla stanza e dalla finestra. A ogni colpo si gonfia e s’allunga, sputando in giro pezzi di sé, gelatinosi.
Cerchiamo di farlo uscire dalla finestra, preferibilmente senza ucciderlo. Si dovrebbe con coraggio usare le mani: forse, non ripudierebbe quel contatto, interpretandolo come un segno di amicizia o di comprensione. Ma, se all’occhio è viscido e mutevole, al tatto potrebbe essere peggio, rivelando qualità, come ad esempio l’inconsistenza, che nuocerebbero ad un ulteriore rapporto di quel tanto che si preferirebbe addirittura ucciderlo (anche se pare che soltanto smembrandolo si potrebbe aver ragione di lui) per la delusione e il crollo degli ideali.

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