Sono
molte, le tonalità di rosa reperibili in natura: rosa sabbia o rosa corallo,
rosa pietra serena o rosa roccia, rosa arbusto o rosa gemma, rosa
collo-di-tacchino o rosa penna-di-fenicottero. I nomadi hanno la pelle d’un
color rosa: ha il tono che è suo, e che è determinato dal fatto (per ognuno di
quei nomadi) se stia venendo dal mare o dalla montagna, e verso dove di stia
dirigendo, se verso l’interno del paese o verso le coste, e dal punto preciso
del suo viaggio.
Ognuno
dei viandanti, da quel tono di pelle, si distingue dagli altri, conoscendo
precisamente da quel punto di colore il punto del viaggio che sta compiendo.
Non tutto al nomade è possibile determinare, ma di quel poco tutto lo
interessa, soprattutto in merito agli Altri, dipendendo la verità di quel
viaggio dalla particolare sfumatura di rosa.
Ognuno
di loro, a seconda se venga dal mare o vada alla montagna, e in che modo
attraversi il deserto, ha un tono di rosa che fa razza a sé, intendendo con ciò
che è solo, egli, nel viaggio di andata o di ritorno. Le migrazioni disegnano
frecce nello spazio, e lunghe tuniche coprono i corpi, tanto che fra loro non
possono riconoscersi. Per capire chi sono e comprendere a quale livello
appartengano, si scoprono il polso, sollevando la manica, mostrando la pelle
fra il risvolto e il guanto. Il colore della pelle dimostrerà ciò che vi è da
sapere.
Solo,
non ci deve essere del grigio, in quella dimostrazione. Se c’è, allora è uno
straniero o un malato, e come tale non appartiene al consorzio umano.
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