mercoledì 17 luglio 2019

La via regia


Di quella parola, quasi tutti conoscono il primo significato. La si trova ovunque, ad esempio stampigliata lungo le fiancate degli autobus. Pochi conoscono il significato secondo, di più difficile accesso, perché faticosa è la via di concetti che conduce fin là, e l’arrampicatura non è cosa da tutti. Nessuno ne conosce il terzo.
Dicono: conosco il primo, uso la parola correntemente e vengo compreso, perché dovrei arrischiarmi alla via quando il rischio è, una volta arrivato, di non stringere nulla in mano? Il mio tempo è prezioso, dicono ancora, e lo dedico alle azioni nel mondo, non posso perderlo almanaccando su etimologia e prefissi per cercare un senso che alla fine sarà inutile e impreciso. Così parlano, e non sanno quello che dicono.
La conquista perfetta di quella parola darebbe loro la serenità, permettendo l’accesso alla via regia della comprensione. Se però glielo fai notare, s’infastidiscono, arrabbiandosi fino a lasciare il campo indignati. Succede come a quella madre che abbandonò il figlio. Dopo anni, ritornò, il figlio già adulto, lei come scarnificata, sottoposta ad una cosmesi che l’aveva resa simile a un birillo grigio, lustra come una pietra sacra. Gli disse: Mi riconosci?, e l’altro la vide solo dalla forma degli occhi, era senza età, del tutto malata. Che hai fatto mai?, le chiese, e lei non seppe dire altro che: Mi hanno finalmente scelta.
Oppure, succede come a quelle catene di ferro che d’un tratto si sbriciolano, incapaci di trattenere ancora per un momento, fors’anche cruciale, le cose che hanno tenuto legate. Non solo schiavi, ma anche (per esempio) biciclette ai pali della luce. Quelle catene, tese attorno alle cose, si sbriciolano come calcinate del fuoco. Non fanno rumore, cadendo, diventano inutilizzabili. Non capita una volta soltanto, ma due, tre, cento, e ogni volta è come una sorpresa, tanto il fatto è inconsueto. Oppure, sono come ditte a cui appaltiamo dei lavori: arriviamo alla porta carichi di fiducia, pregustando i carichi futuri di lavoro, e diamo una voce: A che ora siete aperti? E ci vien detto: Ma veramente stiamo chiudendo, come se non fossimo mai nati. Falliscono così, senza motivo, il giorno primo fiorenti, quello dopo già morte. Cosa sia accaduto nel frattempo, non si sa dire né pensare.

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