mercoledì 3 luglio 2019

Larvatus prodeo


Il negozio vende fiori. Apparentemente fa solo questo, ma lo fa con grande sapienza. I mazzi in vendita sono composti equilibratamente, con percentuali precise riguardo alle forme, i colori, i profumi. Ogni bouquet è pensato molti giorni prima della sua messa in opera, del suo mescolamento. Ogni fiore è veduto in una prospettiva speciale, nata dall’occhio e dall’esperienza dei padroni. Quando costoro vendono un mazzo, si premurano che non venga in un secondo tempo distrutto, smembrato nelle parti che lo compongono: la margherita, il fiore blu, il tulipano, la pervinca e la rosa, soprattutto rose in tutte le varietà, descrivendo nelle composizioni floreali un chiaro messaggio, essendo quei fiori simboli precisi di parole o segni. Il tutto è rilegato in proporzioni diverse, esibito dietro al vetro, pronto per il dono. Si assicurano che quei fiori, assembrati in un certo modo, non si disperdano inutilmente perdendo il senso che tanta fatica è costato al compositore. Tutto è venduto sotto sigillo, come dentro a una campana di vetro che faccia ammirare ma non toccare. Quei fiori debbono venire accarezzati dall’occhio, non dalla mano né dal naso. Eppure, in quell’arrangiamento, sono tenuti in considerazione anche il profumo e la consistenza al tatto. Tutto, però, deve risolversi nello sguardo.
Guai!, a chi sparge per il mondo il contenuto di quelle ampolle. Guai!, a chi tocca i fiori: chi li tocca muore; figuratamente, ma pur sempre muore. L’intuizione selvaggia dice: tagliate i cordoni che cingono i mazzi, sparpagliate il contenuto di quelle composizioni, prendete, e senza proteggervi col cellophan e la carta argentata, il covone di fiori così sfrangiato e, uscendo dal negozio in strada, novelli Mercurio, donatene ai passanti, un fiore per ognuno, invitandolo a prenderlo e odorarlo, gustandolo appieno.
Non si era mai fatto, prima, ma è arrivato il momento di dire: Prendi questo fiore!, dicendolo a chi ci viene incontro, prete o suora, uomo o donna che sia, bambini non se ne vedono. Osserviamo i loro occhi mentre si atteggiano a sorpresa o stupore. Forse, così, quei fiori saranno accolti dagli sconosciuti, sconosciuti voi stessi, più volentieri, con una maggiore disposizione alla scoperta. Dopo il prim’attimo, tutto riprenderà il suo corso naturale, e costui o costei lo prenderà, il fiore, portandoselo al naso per odorarlo, riscoprendo così un fatto dimenticato. Muovetevi, in strada, avanzate mascherati dal mazzo di fiori, lasciando che il dono d’uno d’essi, uno dopo l’altro, spogli lentamente il bouquet, rivelando al passante ignaro l’angoscia dei fiori, rivelando anche la vostra faccia che certamente ora emerge da dietro il mazzo.

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