Il negozio vende fiori. Apparentemente fa solo questo,
ma lo fa con grande sapienza. I mazzi in vendita sono composti
equilibratamente, con percentuali precise riguardo alle forme, i colori, i
profumi. Ogni bouquet è pensato molti giorni prima della sua messa in opera,
del suo mescolamento. Ogni fiore è veduto in una prospettiva speciale, nata
dall’occhio e dall’esperienza dei padroni. Quando costoro vendono un mazzo, si
premurano che non venga in un secondo tempo distrutto, smembrato nelle parti che
lo compongono: la margherita, il fiore blu, il tulipano, la pervinca e la rosa,
soprattutto rose in tutte le varietà, descrivendo nelle composizioni floreali
un chiaro messaggio, essendo quei fiori simboli precisi di parole o segni. Il
tutto è rilegato in proporzioni diverse, esibito dietro al vetro, pronto per il
dono. Si assicurano che quei fiori, assembrati in un certo modo, non si
disperdano inutilmente perdendo il senso che tanta fatica è costato al
compositore. Tutto è venduto sotto sigillo, come dentro a una campana di vetro
che faccia ammirare ma non toccare. Quei fiori debbono venire accarezzati
dall’occhio, non dalla mano né dal naso. Eppure, in quell’arrangiamento, sono
tenuti in considerazione anche il profumo e la consistenza al tatto. Tutto, però,
deve risolversi nello sguardo.
Guai!, a chi sparge per il mondo il contenuto di
quelle ampolle. Guai!, a chi tocca i fiori: chi li tocca muore; figuratamente,
ma pur sempre muore. L’intuizione selvaggia dice: tagliate i cordoni che
cingono i mazzi, sparpagliate il contenuto di quelle composizioni, prendete, e
senza proteggervi col cellophan e la carta argentata, il covone di fiori così
sfrangiato e, uscendo dal negozio in strada, novelli Mercurio, donatene ai
passanti, un fiore per ognuno, invitandolo a prenderlo e odorarlo, gustandolo
appieno.
Non si era mai fatto, prima, ma è arrivato il momento
di dire: Prendi questo fiore!, dicendolo a chi ci viene incontro, prete o
suora, uomo o donna che sia, bambini non se ne vedono. Osserviamo i loro occhi
mentre si atteggiano a sorpresa o stupore. Forse, così, quei fiori saranno
accolti dagli sconosciuti, sconosciuti voi stessi, più volentieri, con una
maggiore disposizione alla scoperta. Dopo il prim’attimo, tutto riprenderà il
suo corso naturale, e costui o costei lo prenderà, il fiore, portandoselo al
naso per odorarlo, riscoprendo così un fatto dimenticato. Muovetevi, in strada,
avanzate mascherati dal mazzo di fiori, lasciando che il dono d’uno d’essi, uno
dopo l’altro, spogli lentamente il bouquet, rivelando al passante ignaro
l’angoscia dei fiori, rivelando anche la vostra faccia che certamente ora
emerge da dietro il mazzo.
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