mercoledì 2 ottobre 2019

Excelsior


Qui, i bambini ciechi vengono accompagnati al cinema in pullman. Arrivati a destinazione, scendono tutti uno a uno, per poi una volta a terra prendersi per mano due a due, ed entrano disciplinatamente spingendo la porta vetrata, per nulla intimoriti dalla penombra. I vedenti fra loro, di solito non più di due per classe, attendono a bordo, fuori. Il pullman parcheggia dall’altro lato della strada per farli scendere, poi fa inversione (con un po’ di difficoltà a causa della strettezza della via e la presenza di spartitraffico) per presentarsi all’imbarco nella giusta direzione, con la porta in favore di salita.
Per passeggiare in strada, le giovani prendono in braccio le sorelle minori. Queste si raggomitolano fono a toccarsi il petto con il mento, quasi affondandoselo come se si vergognassero. Non ha importanza se la differenza d’età fra le due è minima, anche pochi mesi (non so se in natura sia possibile, ma questo accade anche fra sorelle di padri diversi, di madri differenti), è sempre la maggiore che porta in braccio la minore. È l’essere portata che la qualifica come minore. Hanno facce gentili e occhi ammiccanti e dolci, quegli occhi che mancano ai bambini ciechi in visita al cinematografo.
Quando escono, molti di loro hanno l’impulso di abbracciare chi li attende all’esterno, ma non a tutti è concesso di riceverlo, l’abbraccio. C’è un istinto che li guida, o un senso di pericolo, che pone un limite alle loro affezioni.

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