L’incontro con il leone, se accade, è sempre un fatto
che sconvolge, e non solo l’ordine mentale dell’individuo. È insieme un
presagio e un sogno, è una previsione e una constatazione. C’è chi fugge e chi
lo affronta, e c’è anche chi fa entrambe le cose, il modo essendo la
disposizione mentale del soggetto. Il fatto di incontrare, e verrebbe da dire:
finalmente!, il leone, significa che si è giunti a un punto cruciale, che
determinerà la vita avvenire in modo sicuro e noto.
Egli si trova sul dolce pendio che porta al villaggio.
Da basso, da dove sta venendo, sta avvicinandosi un bonobo. Questa scimmia non
è una figura particolarmente determinante, se raffrontata al leone; rappresenta
forse la parte migliore di noi, dopotutto, e per questo è bene starle lontani,
e non vederla nemmeno in immagine. La seduzione che esercita risulterebbe
mortale per chi non è adeguatamente preparato. Così, si fugge.
Alle porte del villaggio, c’è il leone: non si può
entrare. Ecco l’incontro di cui si diceva, incontro necessario. Sul pendio,
s’incontrano altri due compagni, li si avverte dell’avvicinarsi del bonobo.
Quelli, nulla sanno del leone, non li riguarda, non è qui per loro. La parola
stessa non gli dice nulla, neanche il suono li tocca, vivono separati, in
apparenza, come proiezioni, messi lì per popolare di immagini la scena. Li si
potrebbe considerare come un Padre che ti accompagni nel tuo primo viaggio, su
per la scala mobile e le passerelle di un aeroporto da cui si sta per partire,
mostrando come ci si comporta; ma c’è il rischio che a troppo seguire quei
consigli si dimentichino i bagagli a terra. Oppure, li si potrebbe considerare
come una Madre, da odiare visceralmente, insultandola per poi pentirsi un
attimo dopo: la tazza che lei avrebbe fatto cadere la si può sempre ricomprare,
e il fatto che il servizio sia scompagnato non è un buon motivo per trattarla
così rudemente, anche se, con le gentilezze e i riguardi, mai si conquisterebbe
l’indipendenza. Questi Padre e Madre li si potrebbe considerare come due figure
di confratelli incontrati sul dolce pendio che porta al villaggio, e vedere
come si comportano, come agiscono in pratica. Il bonobo allora sarebbe la
cartina di tornasole, il loro personale experimentum crucis.
Il leone: mettersi in salvo è possibile solo se cisi
avvicina lentamente, con le spalle avanti, camminando all’indietro, un po’ di
lato e un po’ girandosi, avvicinandosi alla bestia per allontanarsene poi, ma
sempre senza darlo a vedere, sempre mascherando se stessi come se si fosse un
elemento della giungla cangiante, mosso dal vento. Uno sterpo, un arbusto, un
ramo, un cespuglio: ecco ciò che si diventa nell’avvicinarsi al leone. La belva
si muove, come incuriosita dal rimanente della realtà che non siamo noi: si
dondola gravemente sulle zampe, talvolta frustando l’aria con la coda. Sarà un
leone, o è il gatto che dorme sul fondo alla coscienza? È sornione, deliziato
dalla brezza, si appropinqua e si addistanzia come se nulla fosse, e intanto
noi torniamo al pensiero della sua zampata, che sebbene non eguagli quella
della Tygre, tygre, brucia e brylla, è pur sempre strumento di morte, la
nostra.
Chi potrebbe sopportare quell’assenza di sguardo, quel
disinteresse supremo? Ci vuole un cuore saldo, e nervi forti, che non si
scuotano nemmeno sotto la più dure sollecitazioni; ci vuole un occhio
altrettanto assente per farsi vicino e non essere sconvolto da quella
vicinanza; e un cuore altrettanto solido, che non pensi né rifletta ma colga
l’attimo nel divenire, senza occuparsi di ciò che sta per arrivare poi. Così,
l’incontro con il leone propriamente non vi è stato, ma nello stesso momento è
avvenuto: ci sa che cosa sia più importante, se l’incontro faccia a faccia per
essere da lui riconosciuto, o l’avvicinarsi, il sentire dai sensi la sua
presenza vicina, come una minaccia sul punto di scoppiare. Non si sa: il mio
incontro con il leone si è compiuto con la mia entrata al villaggio e il suo
allontanarsi: c’è stata mostra di codardia, di furbizia, di doppiezza? Nessuno,
non essendo stato lì di fronte al leone, potrebbe giudicare, ma io so che
questo incontro non si ripeterà.
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