mercoledì 9 ottobre 2019

Experimentum crucis


L’incontro con il leone, se accade, è sempre un fatto che sconvolge, e non solo l’ordine mentale dell’individuo. È insieme un presagio e un sogno, è una previsione e una constatazione. C’è chi fugge e chi lo affronta, e c’è anche chi fa entrambe le cose, il modo essendo la disposizione mentale del soggetto. Il fatto di incontrare, e verrebbe da dire: finalmente!, il leone, significa che si è giunti a un punto cruciale, che determinerà la vita avvenire in modo sicuro e noto.
Egli si trova sul dolce pendio che porta al villaggio. Da basso, da dove sta venendo, sta avvicinandosi un bonobo. Questa scimmia non è una figura particolarmente determinante, se raffrontata al leone; rappresenta forse la parte migliore di noi, dopotutto, e per questo è bene starle lontani, e non vederla nemmeno in immagine. La seduzione che esercita risulterebbe mortale per chi non è adeguatamente preparato. Così, si fugge.
Alle porte del villaggio, c’è il leone: non si può entrare. Ecco l’incontro di cui si diceva, incontro necessario. Sul pendio, s’incontrano altri due compagni, li si avverte dell’avvicinarsi del bonobo. Quelli, nulla sanno del leone, non li riguarda, non è qui per loro. La parola stessa non gli dice nulla, neanche il suono li tocca, vivono separati, in apparenza, come proiezioni, messi lì per popolare di immagini la scena. Li si potrebbe considerare come un Padre che ti accompagni nel tuo primo viaggio, su per la scala mobile e le passerelle di un aeroporto da cui si sta per partire, mostrando come ci si comporta; ma c’è il rischio che a troppo seguire quei consigli si dimentichino i bagagli a terra. Oppure, li si potrebbe considerare come una Madre, da odiare visceralmente, insultandola per poi pentirsi un attimo dopo: la tazza che lei avrebbe fatto cadere la si può sempre ricomprare, e il fatto che il servizio sia scompagnato non è un buon motivo per trattarla così rudemente, anche se, con le gentilezze e i riguardi, mai si conquisterebbe l’indipendenza. Questi Padre e Madre li si potrebbe considerare come due figure di confratelli incontrati sul dolce pendio che porta al villaggio, e vedere come si comportano, come agiscono in pratica. Il bonobo allora sarebbe la cartina di tornasole, il loro personale experimentum crucis.
Il leone: mettersi in salvo è possibile solo se cisi avvicina lentamente, con le spalle avanti, camminando all’indietro, un po’ di lato e un po’ girandosi, avvicinandosi alla bestia per allontanarsene poi, ma sempre senza darlo a vedere, sempre mascherando se stessi come se si fosse un elemento della giungla cangiante, mosso dal vento. Uno sterpo, un arbusto, un ramo, un cespuglio: ecco ciò che si diventa nell’avvicinarsi al leone. La belva si muove, come incuriosita dal rimanente della realtà che non siamo noi: si dondola gravemente sulle zampe, talvolta frustando l’aria con la coda. Sarà un leone, o è il gatto che dorme sul fondo alla coscienza? È sornione, deliziato dalla brezza, si appropinqua e si addistanzia come se nulla fosse, e intanto noi torniamo al pensiero della sua zampata, che sebbene non eguagli quella della Tygre, tygre, brucia e brylla, è pur sempre strumento di morte, la nostra.
Chi potrebbe sopportare quell’assenza di sguardo, quel disinteresse supremo? Ci vuole un cuore saldo, e nervi forti, che non si scuotano nemmeno sotto la più dure sollecitazioni; ci vuole un occhio altrettanto assente per farsi vicino e non essere sconvolto da quella vicinanza; e un cuore altrettanto solido, che non pensi né rifletta ma colga l’attimo nel divenire, senza occuparsi di ciò che sta per arrivare poi. Così, l’incontro con il leone propriamente non vi è stato, ma nello stesso momento è avvenuto: ci sa che cosa sia più importante, se l’incontro faccia a faccia per essere da lui riconosciuto, o l’avvicinarsi, il sentire dai sensi la sua presenza vicina, come una minaccia sul punto di scoppiare. Non si sa: il mio incontro con il leone si è compiuto con la mia entrata al villaggio e il suo allontanarsi: c’è stata mostra di codardia, di furbizia, di doppiezza? Nessuno, non essendo stato lì di fronte al leone, potrebbe giudicare, ma io so che questo incontro non si ripeterà.

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