L’incrocio di strade è indiscutibilmente reale, nel
senso di cosa ben formata e percepibile. Vi è un attraversamento pedonale, e
sul lato opposto un giardinetto ombroso d’alberi ricavato dalla particolare
conformazione delle strade, che si connettono lasciando un largo spiazzo
trasformato in luogo ameno, facendogli perdere quel carattere cittadino che
tanto nuoce agli alberi. All’altro angolo vi è una casa di cura, riconoscibile
attraverso le foglie e i rami per il carattere austero delle finestre. Il
passaggio pedonale, provvisto di semafori, conduce a una via più stretta della
piazza, ma pur sempre alberata.
Arrivare fin lì, non è chiaro come si possa: di sicuro
è necessario perdere un momento il controllo di sé. Stordendosi o distraendo l’attenzione
guardando fuori, come quando si segue un pensiero così attentamente che
l’occhio non vede più dove sta andando, o come quando un dettaglio ci attrae
così tanto per un attimo così violento che si perde la connessione con se
stessi – ecco, così facendo, ci si ritrova lì, e da quel punto non si sa più né
cosa fare né come andare avanti. Però, è un bel posto, fa sempre piacere
tornarci. Se bastasse perdere la bussola per arrivarci, lo faremmo più spesso,
ma quel sistema non porta sempre al risultato.
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