Tutto comincerà con un litigio…
-Sei così distante che l’unico modo che ho di difendere me e la mia mente dalla tua presenza e dai tuoi discorsi è il silenzio, ignorarti, te e ciò che dici, fare come se non fosse detto né fatto.
Non le risposi, e a bella posta, a questo discorso, un po’ perché non sapevo cosa dirle, visto che ciò che aveva appena detto era falso, e un po’ perché volevo vedere cosa sarebbe accaduto a non dir nulla, se per caso riuscivo a sradicarle dalla mente quest’idea che aveva, se per caso succedeva qualcosa a stare zitto e lasciarla sola con queste filastrocche. Poi, però, in tono dolce le dissi: Come puoi abbandonare tutto quando siamo a un passo dalla fine. Lo sai che tutto è fatto appositamente per te.
Lei non rispose né mi udì, seguendo precisamente le direttive che si era imposta nei miei riguardi. Convivere con il dolore dovrebbe dare tutt’altri risultati.
Così, decisi di partire, anche se il mio compagno, a cui mi ero dovuto unire per necessità, mi era decisamente odioso. Insopportabile, con quella precisione. Il viaggio fu esattamente come tutti i viaggi, né buono né cattivo, un viaggio che si rispetti deve essere proprio così, per deferenza verso il luogo di arrivo: quello sì, è importante.
Venezia. Sfortunatamente, l’albergo presso cui alloggiavamo non era dei migliori. I corridoi labirintici, polverosi, le camere altrettanto polverose, vecchie, stinte, i letti piccoli e bassi: tutto fa pensare a un albergo progettato da chi di alberghi nulla sapeva. C’erano regole da seguire, la prima delle quali scopersi dall’agire del mio accompagnatore: le lenzuola devono essere portate da casa, la direzione dell’albergo non ne dà alcuna in ogni caso. Io non avevo neanche bagaglio! Pensavo di comprare ogni cosa all’arrivo, ma si giunse in città a notte inoltrata. Provai a chiedere se ne avessero qualcuna da noleggiare, ma non riuscivo a distinguere gli inservienti dalla clientela dell’albergo. C’era una singolare mancanza di rispetto nei confronti degli avventori. Dissi a uno in camice grigio, dettaglio che lo faceva somigliare ad un assistente di laboratorio, incrociato per caso in un corridoio: -Ma non avreste… -No, signore, non l’abbiamo, e comunque io non sono l’addetto, si rivolga a loro. Loro, ma chi? Due, in blusa bianca e foulard d’ordinanza al collo si avvicinano. -Ma, e le lenz… -No, signore, qui non le diamo, se le doveva portare da casa. -Ma nemmeno per un’emerg… -No, nemmeno, è ben scritto sul regolamento.
Il mio compagno di viaggio pare divertito dallo svolgersi delle cose a mio sfavore. Ora, si dice, le chiederà a me, e io gliele darò perché sono magnanimo, o meglio fingo di esserlo. Ma io non gliele chiedo. Piuttosto, passo la notte nel giardino sul retro, in mezzo alle valige aperte dei clienti, tutte sparse in mezzo ai rovi.
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