Alla porta c’è una signora. Proprio per me? Siamo sicuri? È una giovane dal viso largo e gli occhi chiari. Le affinità elettive. Sì, allora è per me. Ma cosa vuole, ancora? Sono passati molti anni, e ancora viene a cercarmi, a svuotarmi, come se quello non fosse già stato detto, tutto, dall’inizio alla fine, e non ci fosse più da aspettarsi nulla da un incontro o da una voce. Eppure, ella è qui: appoggia la bicicletta al muro e si avvicina come se niente fosse, come se non avesse nulla da temere. Tutta quella carne, che cosa ne faccio? Ora non sono più sicuro che la nostra soluzione darà luogo a un nuovo composto. Ha con sé un libro, un libro di lettere, una raccolta di lettere. Tu hai un libro di lettere tue, pubblicate? Come puoi averlo se sei ancora in vita? Nessuno che sia in vita si è mai visto pubblicare le lettere, e da un editore rinomato, le proprie lettere, nessuno ha avuto l’onore di potersi leggere. Tu sì, come hai fatto? Non ha importanza, dice. È la prima frase che mi rivolge, di cui la prima parola è non. Cattivo segno. Io devo sapere. Ma lei non fa che leggermene alcune, e sono molto belle, distesa, nuda, accanto a me.
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