mercoledì 2 settembre 2020

Arancio

Sul fuoco, a scaldarsi a bagnomaria, un bicchiere di kvas. Sarebbe kvas se si fosse in Siberia, gli è invece un aperitivo color mandarino. Lo prende e lo vuota d’un fiato: la sua colazione. Da quando è qui, è la prassi. Ha dormito con gli abiti addosso. Una buona nottata, sembra dal risveglio, in compagnia di una donna dalle lunghe gambe, che invece ha dormito nuda. È una piacevole usanza, quella del corpo rivestito di nulla, d’una giacca leggera per esempio, che con un tocco di polso può aprirsi per far scivolare la mano sul fianco o sull’inguine. Se non fosse che è una eterna lotta, teatrale, di posizioni e parti recitate, se non fosse per la fatica, sarebbe un contatto notevole sebbene inosservato. Nella stanza non c’è nessun altro. Lei si mette addosso una giacca colorata a coprire la sua nudità, ed è già pronta, al pari suo. Trangugiato l’ultimo goccio di liquore, si esce. Ha voglia di baciarla lungo la strada, ma si trattiene all’idea dell’odore che il suo fiato ha di certo dopo il bicchiere.


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