mercoledì 23 settembre 2020

Quartetto

La vecchia disse, per l’ennesima volta, al bambino: -Io voglio te.
-Ma perché? -, le chiese lui.
-Perché sei il meglio. –
Non riusciva a capire cosa significasse quell’essere il meglio, e soprattutto che cosa avesse a che fare con il noiosissimo lavoro di copiatura a cui con quella frase veniva consegnato. Non era un’elezione, qualcosa di cui essere fieri, ma un sacrificio a qualcosa che non si sarebbe capito mai. La vecchia fu però inflessibile: voleva quel bambino, e non altri, e lo voleva per la ragione che si è detto.
Trent’anni dopo, ancora non capiva per quale motivo fosse necessaria la sua presenza, non solo in quell’evenienza ma in ogni fatto, anche il più lato, che nella sua vita si trovava ad incrociare. Adesso, si trattava di testimoniare in merito ai recenti fatti. I suoi superiori, fra cui l’odiatissimo Colonnello, erano da tempo riuniti nell’ufficio del Generale a discutere della faccenda, e lui stava attendendo fuori, nel cortile della caserma, che lo chiamassero a deporre. Aveva visto tutto, e in più aveva intuito le relazioni che intercorrevano tra le varie persone responsabili del delitto. La sua testimonianza avrebbe contribuito molto a districare la complicata rete di rapporti fra i soggetti, senza di lui alla verità non ci sarebbero mai arrivati. Stavolta, era felice di essere utile in qualcosa. Sapeva anche di essere l’unico, in questo caso, a serrare in mano le fila di tutta la storia.
Il Colonnello lo fece chiamare dopo ore di inutile attesa. Ma cos’era successo, davvero? Presentemente, le idee gli si confondevano, di fronte ai tre seduti al tavolo, gruppo di cui lui avrebbe dovuto essere il quarto. Ah, sì: la colpa era della Donna, fu lei a dare inizio alla catena di eventi che condussero alla spiacevole conclusione. Quale fosse questa conclusione, non lo ricordava, era sicuro che l’avrebbe certamente ritrovata. Nel discorso, mentre fluisce, si trovano così tante cose che si sarebbe ritrovato anche questa. Nei loro sguardi, si lesse: Che idiota! Che buffone! E anche: Non ne è all’altezza.
Una volta dentro, quello gli disse, interrompendo un discorso che dal tono doveva essere ameno (ma non avevano finora parlato del delitto? Che cos’era tutta questa ilarità?), glielo disse indirettamente visto che pur guardandolo in faccia si rivolgeva al Generale: -Dalla testimonianza del Maggiore, ne faremo allora a meno…-. E poi, rivolto direttamente a lui: -Mi attenda giù, torno in macchina con lei.-
Se ne andò, senza salutare (erano anni, da che era Maggiore, che non salutava militarmente più nessuno): aveva la bocca piena d’amarezza come tante briciole difficili da inghiottire. Lo sforzo fatto per concentrarsi ed estrarre da quell’intrico un unico filo, luminoso e indiscutibile, era stato inutile: chiamato alla prova suprema, la sua debolezza fu di accettarla. Avrebbe dovuto dire no, e tempo e onore si sarebbero salvati.


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