mercoledì 24 marzo 2021

La linea

La ferrovia taglia in due il paesaggio come una linea dell’orizzonte, e come tale non può essere raggiunta, allontanandosi via via che nel paesaggio ci si inoltra. Gli abitanti del luogo lo sanno, così si limitano a guardarla, soprattutto al mattino quando qui si è sotto l’ombra dei monti vicini e la pianura invece è inondata dal sole: guardano a quella linea perfetta come guarderebbero a un arcobaleno, con la stessa intensità e medesimo desiderio. Poi, però, se ne dimenticano e distolgono l’occhio: un arcobaleno durevole non merita attenzione.
Qui, la legge è garantita da un sentimento comune, al punto che anche un debole di corpo può esporsi al pericolo nel tentare di fermare un ladro (che sia un ladro lo dimostra l’evidenza e il comportamento, qui non si è ladri prima di rubare ma sempre dopo; il sospetto, qui, non si usa) perché sa di poter contare sul sostegno degli altri. Non c’è coraggio che tenga, qui sono tutti custodi, e non c’è malvivente che, sapendolo, eviti di compiere malefatte.
Qualcuno, però, c’è, e crede d’essere più veloce, non certo più furbo o forte: conta sulla rapidità e sulla sorpresa, ma ogni cosa è in buone mani, e i cittadini formano un organismo dai mille occhi, e una sola voce in grado di allertare tutti; ognuno, poi, una volta saputo del male, arriva a difesa come un anticorpo che protegge la vita dalle infezioni. Un grido, dita puntate, e il ladro è soppresso.
Per qualcuno, la mattina è ancora lunga; così, affina lo sguardo e osserva quella linea che taglia il paesaggio, dicendosi che stamani c’è tutto il tempo di tornare a casa seguendo quella via. Poi, però, lascia perdere l’idea e s’incammina.

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