Egli si veste all’ultima moda, pantaloni ampi e comodi color sabbia, maglietta chiara, sneakers, giacca rossa a quadri neri d’un bel motivo scozzese che va sempre tanto di grido, e percorre le strade al mattino nel centro città per andare all’accademia. Proprio come un qualsiasi studente squattrinato si ferma dal tabaccaio a comprare tre sigarette sfuse, e la moglie del gestore, che vedendolo entrare si rassetta alla meglio i vestiti, cerca di soddisfarlo meglio che può dandogliene di meno secche e più piene di tabacco. Poi, come una consuetudine, chiede se è pronta la pipa che ha portato a ripulire: un vero studente, per risparmiare sulle spese voluttuarie, fuma la pipa e compra libri usati in negozietti poco conosciuti, dove si è più disposti all’indulgenza. Va per le vie e si gode il sole radente sui muri degli antichi palazzi, e guarda intere viuzze sventrate da lavori in corso: gli par di avere il rispetto di tutti a menadito. Corre in estasi tra le tettoie di un mercato rionale cercando di coglierne i profumi di marcio, che sanno d’abbandonato e di fresco insieme. Si pavoneggia, ma senza darlo troppo a vedere, mischiandosi a gruppi di altri studenti che come lui vanno all’università. Il gioco sarebbe quasi riuscito se non fosse per il tabaccaio. Uscito dal retrobottega, gli domanda indiscreto: Ancora così pulcioso? Il suo occhio non turba le apparenze, questa osservazione invece sì. Eh, non ho tempo per il barbiere, risponde lui con un’alzata di spalle. Ma di quei capelli, è il colore che lo tradisce, nessun abito studentesco o modi spigliati possono coprirlo.
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