mercoledì 26 maggio 2021

La grazia

Quello che dico lo dico per farmi capire in un certo modo, e questa storia non è diversa da quel modo, in cui le cose non possono esser dette per come appaiono: non esistono parole adatte per questo. Le si dovrebbero inventare, ma poi non si sarebbe sicuri di essere capiti.C’è dunque un uomo volante: è pittato da cima a piedi, e parla una lingua affabile, gentile. Parla di ciò che senza impegno si vuol sentire, travestendo il suo dire cortesemente, in modo che la sua presenza non urti né abbagli. Dice cose che potrebbero dire tutti, ma costui le porge con garbo, e così molti l’ascoltano. Con lui non c’è difetto di lingua: la tua anche lui la capisce.Se c’è un uomo volante, ci dovrà essere ugualmente una donna, volante anch’ella, però dipinta internamente. Ma lei non parla gentilmente, e nemmeno in una lingua comprensibile: il dialetto che usa è sempre altro da ciò che ci si aspetta. Dice cose che sulla poltrona scomodano, e fanno venire i nervi alle gambe. Lei dà la chiave per accedere alla grazia.Le immagini di cui egli è tatuato non sono comprensibili: il significato di quei simboli lo ha dimenticato da tempo. Però, il suo parlare ne vivifica il senso e lo rende comprensibile, o meglio: così pare a noi seguendo le parole. Con la donna, è tutt’altra cosa: quello che ci dice è incomprensibile e ostico, duro da digerire come la pietra. Però, mentre con lui ci divertiamo senza pensare, con lei copriamo distanze incommensurabili.

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