A condurre sono in tre: uno guida, uno governa e uno
siede. Li chiameremo nell’ordine A, Uno e Primo. A effettivamente dirige, ma è
Uno a controllare che tutto sia, come si dice, in asse, perfettamente
allineato. Primo siede e guarda dritto avanti: dovrebbe talvolta guardare anche
altrove e dare a Uno sostegno e comprensione. Invece sta lì con lo sguardo
fisso e gli occhi a palla. Uno controlla, come si è detto, e quando qualcosa
non va o esce dal corso naturale degli eventi dà una voce ad A, che dalla sua
posizione cerca di porre rimedio alla devianza.
Ogni volta che Uno avverte, Primo si volta
indispettito dicendo che lo sa, ma che dal suo posto non può far nulla. Uno,
allora, ogni volta si risente, spiegandogli piuttosto adirato (ogni volta è
così) il fatto, come davvero stanno le cose, e a chi si deve rivolgere (non a
Primo cioè, ma ad A). Il disegno e lo scopo del viaggio è di far coincidere A,
Uno e Primo in un solo nome che li esprima tutti e tre. Perché ciò accada è
necessaria la presenza di un catalizzatore, una Testa di Turco in grado di
reggere il ruolo senza scomporsi, rivestendosi di un nome che non si è da sé
conquistato, ma che qualcuno gli ha dato, un esterno che nulla ha a che fare
con gli uni qui presenti e con lo stesso secondo, estraneo a chiunque. Chi avrà
tanta abnegazione da coprirsi di un tale peso? Che accada presto è fuori discussione,
pena il perdersi o l’uscire di strada.
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