Dopo averla compilata in ogni sua parte, la scheda del
censimento va consegnata in cancelleria. O meglio, in cancelleria ci si deve
rivolgere al banco centrale per sapere in quale sala recarsi per la consegna.
Il palazzo della cancelleria, costruzione composita, ricorda all’interno il
cortile di una scuola o di una caserma, o anche un tribunale o un carcere, con
i vari padiglioni e scale che si irraggiano dal cortile stesso. Vi si arriva
quasi senza accorgersi di aver varcato una soglia: una volta dentro, le
direzioni si equivalgono. Per questo è stato istituito il banco centrale delle
informazioni: vero banco di legno massiccio come quelli usati nelle segreterie
del secolo scorso. Lì, zelanti funzionari danno indicazioni e direzioni a chi
vi si reca, chiarimenti preziosi sui moduli e su come si compilano, trucchi
astuti su dove consegnarli per risparmiare tempo. I corridoi del palazzo sono
così complessi e labirintici che le loro indicazioni sono più che necessarie.
Li si avvicina timidamente porgendo loro i documenti da presentare; e loro,
senza quasi nemmeno degnarli di uno sguardo (sanno tutto così perfettamente che
un’occhiata gli basta per capire) pronunziano una parola che è il numero della
stanza, il corridoio, l’ala, il padiglione: ogni stanza ha un nome preciso, ma
come arrivarci da quel banco, visto che ogni stanza, corridoio, ala e
padiglione è uguale all’altro? Non è affar loro: già eseguito il compito con la
pronuncia di quel nome, cercano con lo sguardo il prossimo nella fila,
anch’egli in cerca del suo luogo, dove consegnerà le sue carte, i documenti.
Le schede del censimento hanno da essere compilate in
ogni parte, come si è detto, non per un senso di completezza richiesto
dall’operazione stessa di conteggio, ma perché ogni scheda individuale deve
coincidere con le schede individuali ad esso contigue: la scheda del figlio
deve corrispondere a quella dei genitori, quella del marito alla moglie, quella
del fratello alla sorella, del dipendente al padrone, del cliente al venditore;
e sapendo che ognuno di noi è di volta in volta (ad esempio) figlio, marito,
fratello, dipendente e cliente, si capisce quanto precisa debba essere quella
compilazione. Il risultato che l’unione di quelle schede darà sarà la
fotografia perfetta ed esatta della popolazione in un preciso attimo della sua
storia. Si comprende perché la consegna delle schede sia preceduta dal febbrile
ricontrollo di quello che si è scritto. Con vero timore l’uomo si avvicina al
banco, dopo aver tentato per conto proprio di capire, dalle scarse indicazioni
presenti nel cortile (un cortile labirintico, pieno di anfratti e trappole,
così pieno di cose da non parere più nemmeno un cortile, un luogo dove
orizzontarsi è difficile, visto che a ogni passo l’orizzonte muta, un posto
dove se si entra in coppia uno dei due si perderà) quale sia la stanza dove
consegnare quei fogli preziosi; li porge all’addetto chinando il capo,
supplicando con la mano tesa che gli dica dove finalmente andare. Costui guarda
svogliatamente il foglio e poi dice:
-Dépendance!
Neanche nel palazzo, dunque, è ammesso, ma fuori,
lontano dal corpo centrale delle istituzioni. Vale così poco che è espulso come
un corpo estraneo. Avrebbe fatto prima a perdersi, in quel cortile, e non
trovarsi mai più.
mercoledì 9 giugno 2021
Il censimento
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