Le linee del ponte aiutano la corsa: dapprima
ascendente, quasi ripido ma senza darlo a vedere; la spinta si accresce senza
fatica fino al culmine. Le linee sobrie dell’architettura non mostrano nessuno
sforzo, così anche la corsa. Dal punto centrale, cruciale per il passaggio
inavvertito dall’ascendere al discendere, la via procede con la stessa
angolazione rispetto all’immaginario piano verticale che taglia il culmine, ma
con segno diverso dalla prima parte. Dapprima si corre in salita senza fatica,
dappoi si rallenta in discesa senza frenare: il ponte permette questa mossa, e
le architetture seminascoste sostengono questa possibilità.
Il film, che principalmente narra di una processione,
inizia con la corsa vertiginosa, tutta velocità, nascondimento e acrobazia,
degli uomini, giovani al punto in cui iniziano a salire, invecchiando via via
che procedono sul ponte: dapprima maturano, poi diventano anziani, e tutto
accade mentre corrono e saltano sul ponte, prima aumentando la velocità e poi
diminuendola. Arrivati all’altra sponda, essi sono vecchi, agili ancora ma
anziani, pronti (e noi con loro) all’argomento dell’opera.
Il modo in cui corrono, scivolando l’uno accanto
all’altro, nascondendosi a vicenda ma senza darlo a vedere, essendo quello un
effetto della corsa, aiuta a mascherare il trucco: nella finzione
cinematografica, essi non invecchiano davvero nell’attraversamento del ponte,
ma sono sostituiti da controfigure, da attori che prendono il posto di altri
attori, a tempo, in perfetto sincronismo; ma se si aguzza lo sguardo, gli
scambi si notano. Ciò suggerisce l’idea dell’invecchiamento dovuto
all’attraversamento. Questo io dico alla mia amica distratta, ma lei non mi
crede: è tutt’occhi sulla processione. Diciamo: Bello, ma forse lo crediamo
soltanto. Al punto in cui siamo, è difficile cogliere la differenza fra i due
modi. La processione la vediamo da lontano: arrivare laggiù è quasi
impossibile. Ci sono elefanti, donne con il sari, gente che fa festa, ombrelli
colorati. Si snoda per le vie del centro. Si capisce subito che quella parata
nuziale è un fatto simbolico, soprattutto quando ci rendiamo conto che anche
noi indossiamo, sopra i nostri panni consueti, gli abiti di scena,
coloratissimi e intonati all’occasione. Il film ha valicato i contorni labili
dell’inquadratura intromettendosi nella realtà, invadendone tutte le pieghe,
conformandola alla fantasia.
Al termine del film, quegli uomini invecchiati
risalgono il ponte allo stesso modo in cui l’hanno attraversato all’inizio, in
senso inverso e con lo stesso dinamismo, acrobazie e corsa mozzafiato, solo che
adesso sono nuovamente giovani: invecchieranno nella traversata, arrivando
decrepiti sulla sponda di partenza, perdendosi poi nella foresta da cui erano
partiti, giovanissimi, all’inizio del film.
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