La parte sporgente della casa d’angolo poggia su un
palo di sostegno. A quella, corrisponde all’interno un salottino e una scala a
chiocciola costruita con il metodo delle stecche retrattili, dispositivo ben
conosciuto da tutti gli ombrellai del pianeta. La scala, poggiando su quelle
sbarre telescopiche di ferro, è instabile, e la pressione esercitata ogni volta
che la scala è discesa, provoca una perdita del rivestimento del palo di
sostegno. Essendo di legno, gli occupanti si riferiscono a quella come “la
perdita del legname”. -A quanto è oggi la perdita del legname? -, è
un’osservazione in forma di domanda molto spesso ripetuta.
È una casa molto raccolta, di tre o quattro stanze
senza finestre, molto fresche, snodantesi attorno al centro comune di quella
stanza sporgente: se il palo fosse lo stelo, il salottino sarebbe il centro del
fiore e le stanze i petali. Un ascensore conduce direttamente dal basso
all’appartamento, senza passare per le scale comuni. Anche la scala a
chiocciola è separata dal resto. In effetti, pur essendo incastonata nel
palazzo, quella casa resta isolata dal tutto, indipendente e autosufficiente.
Il capofamiglia è un uomo pacato, forse un
commerciante o un impiegato, che tiene le chiavi di tutte le stanze, anche
dell’ascensore. Sua moglie ha l’aria invecchiata e robusta di una contadina
sovietica, di quella ha anche il grembiule grigio e il fazzoletto in testa. La
donna è dimessa quanto l’uomo è paziente, ma entrambi paiono dotati di una
grande forza, che forse gli viene dal vivere così isolati dal resto. Le loro
stanze, annodate al perno della scala a chiocciola, sono fresche e accoglienti,
quasi senza odori.
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