Il giovane imperatore antico romano si controlla il
viso allo specchio. Ha deciso di radersi per acquistare in personalità, ma le
sue ghiandole non producono peli a sufficienza da rendere apprezzabile un
taglio di quella portata. Togliere i baffi è utile se si può lasciare una barba
a far da contorno e risalto: per il giovane imperatore non è così. Tagliandosi
i baffi non fa che svilire il proprio volto, lasciandolo in balia di quattro
peli inutili su una brutta pelle pallida e malaticcia. È un vizioso,
l’imperatore, non ha nemmeno tredici anni, e già il difetto traspare da tutto
l’atteggiamento della persona, non solo dal viso.
Piccolo, gobbo e denutrito, egli non possiede quel
carisma che sta cercando disperatamente di ottenere tagliando via una parte di
peli del viso, richiamandosi ai suoi predecessori: ogni gesto che fa rivela una
piccineria d’animo indegna di un imperatore, a cui il taglio della barba fa un
baffo. Ci vorrebbero altre e radicali trasformazioni, anche nell’abbigliamento,
nell’acconciatura e nella pulizia, che lascia molto al desiderio e poco
all’azione. Puzza, questo mezz’uomo, e non solo nel corpo. Puzza di sospetti e
di debolezze – un taglio dei baffi riduce quel volto a una macchia grottesca,
poco vezzosa per il tentativo di esserlo, ancora più ripugnante del dovuto.
-Che fare? -, si chiede disperato, ormai senza più
barba né baffi. La veemenza con cui ha operato, dettata dalla disperazione, ha
trasformato tutto, e non in meglio.
A chi glielo chiede non dice il suo nome, ma altri,
sempre diversi: Quello vero, dice, mi è stato usurato, anzi usurpato, e ora non
lo posso più sentire senza provare un moto di disgusto. Così, dico altri nomi:
non è per mettermi una maschera, i nomi che vi dico essere i miei lo sono
davvero, sono il nome con cui in quel momento voglio sentirmi chiamare da voi.
Sapeste quanto è dolce sentirsi chiamare con un nome che voi stessi avete
donato all’interlocutore, sul momento e con ispirazione. Quel nome è una scelta
profonda, ben meditata. Così, a ognuno dice e dà un nome diverso, e ognuno lo
chiama con quello. Poi, quando scoprono che non corrispondono, gli danno del
bugiardo, ma lui scuote la testa pieno di compassione.
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