mercoledì 27 ottobre 2021

Le 6 e 39

Dapprima, urlano molto senza dire nulla di speciale. Con quello, cercano di sfogare un qualche istinto, che necessariamente viene in superficie, essendo legati, non possono che urlare le più spietate bestialità. Poi, con l’avanzare del tempo, si fanno meno rumorosi e più raccolti. Quando aprono bocca, a quel punto, è per parlare, ma ancora non si esprimono bene, la loro grammatica manca di aggettivi precisi; così, si arrangiano affastellando parole a seconda del suono e non a senso, creando talvolta inaspettate metafore. Decifrarle è un compito spesso difficile, perché lo sforzo di mettersi nei loro panni per capire che cosa abbiano davvero detto raramente ha successo. Le risposte sono spesso della stessa natura, inafferrabili, ma da loro perfettamente capite.
Ciò non accade in casi semplici, in cui l’enunciato riguarda un fatto piano ed evidente: per riferirsi a quello non c’è bisogno di parole, basta un gesto o un’indicazione, e la cosa è superata con agio. Il difficile arriva quando vogliono esprimere un concetto articolato, come la vecchiaia o l’esperienza. Allora, le contorsioni della lingua diventano inspiegabili, difficili da seguire, il loro significato è incomprensibile anche nel caso che venga decifrato. Su che cosa puntano l’occhio per scegliere la parola? Quel dettaglio a noi sfugge o è invisibile: da questo, viene l’odio, che rimane anche nella risata falsamente accogliente che ci viene in viso, quando ci sfilano davanti finalmente a testa bassa, silenziosi come mai sono stati. Quando poi ci chiedono l’ora, sono sempre le 6 e 39, ed è sempre buio.

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