mercoledì 5 gennaio 2022

Bemidbar

Ai tempi, sarà di certo capitato che Giacobbe o Esaù, o anche entrambi, spinti fuori dal letto dai dèmoni notturni, i quali producono un’insonnia angosciosa a sopportarsi conducendo a un’azione inconsulta (i diavoli, là, sono particolarmente persistenti), si ritrovassero all’aperto, nel buio delle steppe, a orinare, e a misurare la potenza dei loro getti, comparando la durata il flusso e la grossezza dei membri (e quanto grossi dovettero essere lo si capisce dalla stirpe a cui hanno dato vita). Possiamo anche spingerci a immaginare i pensieri di ciascuno dei due nel maneggiare affari di così grande lunghezza: a quei tempi, l’organo sessuale non era considerato sacro in quanto organo della procreazione, ovvero della perpetuazione del genere umano, ma solo uno strumento di piacere e mezzo esecutivo per una lunga buona pisciata che allagasse il terreno fino allo straboccamento: dava piacere e senso di potenza, due cose adattissime ad annullare l’effetto di quei draghi notturni, perniciosi e insistenti.
Li vediamo indaffarati a misurarsi per vedere a chi vada la vittoria. E vediamo anche loro padre Isacco, che silenzioso alle loro spalle si alza e dice, mezzo imbarazzato e adirato, come se quel gioco lo conoscesse bene anche lui e adesso se ne vergognasse alquanto: Che cosa fate?
Allora i due figli, rinfoderato l’organo, o anche nudi così com’erano, grandi e grossi, se ne tornano alla tenda a capo chino, e senza guardarsi indietro, sperando di riprendere sonno.

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