Gli anni, adesso, si vendono, ma solo quelli
trascorsi, in due formati: l’uovo, pesantissimo e pieno di sabbia o ghiaia, o
il classico libro, in formato guida turistica, pieno di nomi e date. Quando ci
si avvicina allo scaffale, per prima cosa sperimentiamo il peso eccessivo
dell’uovo: per comodità diciamo che sono uova di sabbia, sabbia del tempo
forse, o di una clessidra, o di ghiaia, ma non si sa che cosa ci sia dentro, né
se siano organiche; di certo, contengono un anno, quello stampigliato sulla
fascetta che stringe il guscio, stampigliato in eleganti caratteri bastone su
un fondo blu notte. Ma, aprendolo, non si sa che cosa farsene del contenuto. Si
cuoce, si mangia? si rovescia sul pavimento? Il libro, invece, offre ugualmente
un anno, ma con più appigli: lo si sfoglia come un repertorio di voci, in cerca
della rubrica giusta, del nome desiderato, della data ambita. Una volta finita
la consultazione, la curiosità si spenge e lo si ripone insieme agli altri
libri, non di anni. È strano come, di questi annuari, se ne acquisti sempre
uno, e uno solo, quello dell’anno di nascita: non ci è ancora chiaro che di
quell’anno nulla sappiamo, perché ancora facciamo parte dei non-nati. Sarebbe
più normale sceglierne un altro, il settimo o l’ottavo a partire da quello,
quando, essendo già provvisti di memorie, potremmo confrontarle con quello che
vi è scritto. Se ne acquista uno, uno solo, per l’inutilità, o forse perché
visto uno visti tutti. Non si sente il bisogno di accumulare. Talvolta, non lo
si compra neppure, lo si sfoglia un po’, poi lo si ripone sullo scaffale,
accanto alle verdure o alle carni. La scelta cade sempre sull’anno di nascita
perché quella cifra esercita in noi una incoercibile attrazione. Da essa siamo
ispirati, e a torto: che cosa ne sappiamo? È solo l’abitudine che ce la fa
preferire. La verità, per quanto ci si sforzi, va sempre in quella direzione,
perché non si può far altro.
Per l’uovo, forse, sarebbe diverso. Ma sono pesanti,
intrasportabili, e poi non si sa che cosa farsene, più del libro: di decifrare
i granelli di sabbia nessuno è capace. E poi, chi lo dice, potrebbe anche solo
trattarsi di un uovo, da usare come una palla, lanciandoselo l’un l’altro senza
mai farlo cadere.
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